La leggenda della Fenice

La Fenice è l’uccello Sacro del fuoco e, secondo la tradizione, è originario dell’Arabia anche se gli antichi egizi furono i primi a parlarne come Bennu.

Dopo aver vissuto per un lungo periodo (da 500 fino a 12994 anni, a seconda delle mitologie), quando la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. In questo luogo accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido di forma ovale.

In questo nido infine vi si adagiava, attendendo che i raggi del sole l’incendiassero, lasciandosi poi consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di una soavità ineguagliabile. Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo.

Dopo nove giorni, dal cumulo di cenere emergeva poi una nuova piccola fenice che, alimentata dai raggi solari, cresceva rapidamente fino a trasformarsi in una nuova radiosa, giovane e potente Fenice nell’arco di tre giorni.

Grazie al simbolismo della resurrezione, vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l’uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham).

La Fenice (abbreviazione: Phe) è anche una costellazione dell’Emisfero Sud, vicino a Tucana (il Tucano) e Sculptor.

La Fenice

Fra gli ebrei e i cristiani:
Nelle leggende ebraiche, la Fenice viene chiamata Milcham.
Dopo che Eva mangiò il frutto proibito, divenne gelosa dell’immortalità e della purezza delle altre creature del Giardino dell’Eden – così convinse tutti gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito, affinché seguissero la sua stessa sorte. Tutti gli animali cedettero, tranne la Fenice — che Dio ricompensò ponendola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere in pace per 1000 anni. Alla fine di ogni periodo di 1000 anni, l’uccello bruciava e risorgeva da un uovo che veniva trovato nelle sue ceneri.

La fenice è cantata da numerosi poeti classici, come Ovidio, che scrisse che ogni 500 anni essa si rigenerava istantaneamente dalla proprie ceneri, in un nido di piante aromatiche che essa stessa costruisce.

I padri della Chiesa accolsero la tradizione ebraica e fecero della fenice il simbolo della resurrezione della carne. La sua immagine ricorre frequentemente nell’iconografia delle catacombe.
Dante Alighieri la cita in una similitudine dell’Inferno (canto XXIV, 106-115).

fonti:

[1] Blu Dragon

[2] Wikipedia

16 thoughts on “La leggenda della Fenice

  1. Che sia esistita o meno nn importa!e’comunque una figura bellissima e io sono contentissima di essermene tatuata una sul corpo….mi sento diversa e piu’forte da quando c’e’…..

  2. Si dice che la favola è la vita reale raccontata in modi miracolosi. Il canto del usignolo e associato alla fenice… l’ho sentito una volta nella mia vita e posso dire che i miei più segreti desideri sono diventati realtà…

  3. La fenice e’ un Essere mistico, degna di mistero e ammirazione
    Ognuno di noi dovrebbe essere Fenice, e forse in fondo lo e’ ogni volta che si cambia o ” risorge”
    L’ epitafio per Lei e’ ECCOMI.
    In arrivo in un determinato posto, ed un ritorno al medesimo

  4. Pingback: la gelatina di susine selvatiche e la fenice di fuoco | Sono io, Sandra

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